IL PAESE PIU' BELLO DEL MONDO
Ogni posto ha una sua bellezza, certo. Ma nessun turista sano di mente avrebbe da obiettare su un fatto: l'Italia è il paese che, di bellezze, ne ha più di tutti. La nostra penisola, in effetti, trabocca di opere d'arte, di centri storici, di scenari incantevoli e di panorami mozzafiato. Possiamo dire, senza timore di smentite, che in nessun altro luogo della terra la bellezza è distribuita con tale continuità, varietà e abbondanza. Spiagge paradisiache, laghi romantici, città antiche, campagne feraci, colline dolcissime, vette spettacolari: ce n'è davvero per tutti i gusti.
Forse non tutti sanno, tuttavia, che non è sempre stato così. All'atto della creazione del mondo, infatti, non ci risulta che l'Onnipotente avesse previsto per l'Italia attributi paesaggistici particolari. Il nostro doveva essere paese come tutti gli altri, diverso soltanto nella forma: che non era quella slanciata ed elegante dello stivale, che adesso ammiriamo, ma quella più umile e deprimente di uno zoccolo. Altro che paese del sole, altro che mecca del turista: saremmo stati lo zoccolo del mondo!
E com'è allora, vi chiederete, che siamo diventati la perla del Mediterraneo? Che cosa è che ci ha salvati da quel destino annunciato e infame? Dovete sapere, signori miei, che creare il mondo in sei giorni è uno stress insostenibile, un tour de force estenuante anche per il Padre eterno. Una cosa, insomma, che un individuo - specialmente alla sua venerabile età - non dovrebbe prendere sottogamba. Ovviamente, dopo tre giorni di lavoro ininterrotto, Nostro Signore - provato dallo sforzo e a dire il vero piuttosto affamato - capì che attendere il settimo giorno per riposarsi non era una grandissima idea. E decise di fare una pausa.
Il caso volle che il Creatore, a quel punto, si trovasse proprio qui, in Italia. Pur essendo sfinito, con le mani che gli tremavano per la fatica, aveva voluto completarla ad ogni costo perché un professionista del suo calibro, conosciuto ovunque, non può certamente permettersi di lasciare un paese a metà. Si sedette un attimo e osservò la sua ultima creatura. Che non fosse un capolavoro, era evidente: l'ignobile calzatura che aveva plasmato metteva tristezza anche a lui. Cose che succedono, quando si è troppo stanchi. Tra l'altro aveva finito le scorte di acqua azzurra e il mare che circondava la penisola era di un color grigio topo assai poco invitante. Rimase perplesso per qualche minuto, a braccia conserte, poi si disse: "Tanto l'uomo distruggerà il mio lavoro con le guerre, l'inquinamento e gli abusi edilizi". E pensò che, per l'Italia, un paese a forma di zoccolo fosse più che sufficiente.
Era mezzogiorno e un quarto e il suo stomaco implorava un pasto. Tornare a Parigi per una fonduta, però, con il traffico dell'ora di punta, era un'ipotesi da scartare. "Sono in Italia e mangio in Italia". Si sciacquò le mani nel Po - dalle parti di Ferrara - e chiese informazioni al primo che passava, un contadino di Stellata. "Mi sa indicare un posto dove si mangia bene?" "Non è difficile", ridacchiò l'uomo. "Basta andare in città e di locali ne trova a bizzeffe!" L'Onnipotente ringraziò e, con un battito di ciglio, arrivò in centro a Ferrara.
Alla sua destra c'era un voltone che portava ad un piccolo vicolo dal quale proveniva un profumino intenso, inedito, allettante. Seguì la fragranza e in un baleno si trovò davanti ad un locale di aspetto modesto. Diede un'occhiata all'insegna, appena sopra l'ingresso: diceva "Antica trattoria". Ohibò", pensò il Padre eterno. "Cominciamo male: come fa ad essere antica, se l'ho appena creata??". Ma la fame sciolse ogni dubbio ed entrò. Gli servirono un bel piatto di cappellacci col ragù e poi, come secondo, una fetta di salamina da sugo col purè, accompagnata da un bicchiere di Fortana. Fossero i tre giorni di digiuno, fosse il piacere della novità, ma quei sapori semplici e squisiti, quegli aromi profondi e detonanti che, forchettata dopo forchettata, lo invadevano, lo avevano incantato. Sì alzò da tavola tanto sorpreso, quanto deliziato. Dopo aver pagato, andò a complimentarsi con il titolare: "Il mio sincero plauso a lei e ai suoi cuochi", disse. "Ho mangiato in modo divino: e se glie lo dico io, si può fidare!"
Uscì allegro, rinfrancato, col desiderio di salutare chiunque incontrava e un pensiero fisso in testa. Guardò l'orologio. Erano già le tre del terzo giorno e gli mancavano ancora tutta l'Africa e l'Oriente. Prudenza ed esperienza suggerivano di non perder tempo con un minuscolo lembo di terra. Questo popolo geniale che abitava l'Italia, tuttavia, meritava di più; questi ineffabili artisti del tegame, questi straordinari maghi del gusto meritavano un paesaggio all'altezza della loro bravura. Molto diverso da uno zoccolo completamente piatto e circondato da un mare color grigio topo. Allora il Creatore chiamò i suoi angeli migliori e dispose che gli portassero tonnellate di colore blu e tutti gli accessori più belli che avevano. Lavorò sino all'alba: trasformò lo zoccolo in stivale e mise colli verdissimi, boschi, picchi rocciosi; e poi laghi profondi, isole e spiagge bianchissime, bagnate da cinque mari di colori diversi.
Dalle parti di Ferrara, quando si parla di questa storia, c'è chi sorride, chi scuote la testa e chi preferisce glissare. Ma ancora oggi, guarda caso, chi esce da quelle trattorie ha una strana allegria e dice a tutti che ha mangiato da Dio.










